Sesto San Giovanni, 1946: il ritorno alla vita democratica

Dalle elezioni amministrative del 7 aprile alla Costituente del 2 giugno 1946

Di Giorgio De Vecchi

Il 7 aprile 1946

Il 7 aprile 1946 le donne di Sesto San Giovanni si recarono per la prima volta ai seggi per esercitare il loro diritto di voto. Più che un ritorno alla democrazia, quel voto –  assieme agli analoghi voti nei Comuni d’Italia – rappresentò la piena realizzazione della democrazia in Italia, perché non poteva a rigore definirsi tale il sistema politico vigente prima del Ventennio fascista: la legge elettorale del 1912 escludeva, infatti, le donne dai diritti politici e, comunque, il cosiddetto suffragio universale maschile introdotto in quell’anno subordinava il diritto di voto, oltre che all’età, anche  al livello di istruzione e all’assolvimento del servizio militare.

Le elezioni amministrative nei Comuni d’Italia si tennero in uno spazio di tempo tra il marzo e l’aprile e furono regolate dal Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 1 del 7 gennaio 1946. Il titolo del decreto “Ricostituzione delle Amministrazioni comunali su base elettiva” rimandava al fatto che, tra le cosiddette “leggi fascistissime”, quella del 4 febbraio 1926, n. 237 aveva abolito gli organi comunali elettivi (consigli e giunte), sostituendoli con consulte di pochi membri nominati da corporazioni e associazioni economiche e professionali locali e aveva sostituito la figura del sindaco eletto dal consiglio comunale con quella del podestà di nomina prefettizia.

Il DLL del 7 gennaio ripristinava l’elezione dei Consigli comunali, che per i comuni con più di 30.000 abitanti – il caso di Sesto San Giovanni – sarebbero stati composti da quaranta membri. Il sistema elettorale era quello proporzionale puro; ciascuna elettrice e ciascun elettore poteva «manifestare la preferenza per i candidati della lista da lui votata ed effettuare la cancellazione di alcuni di essi» (Art. 59). Fu questa l’unica elezione della storia d’Italia del Secondo dopoguerra nella quale la legge previde il «voto negativo»: oltre a esprime le preferenze sulla lista dei candidati, era infatti possibile cancellare con tratti di matita copiativa i nomi di quei candidati che non si ritenevano all’altezza del compito. Le preferenze di ciascun candidato erano poi computate sommando alla cifra di lista «i voti di preferenza, diminuiti dei voti negativi risultanti dalle cancellazioni» (Art. 65).

A Sesto San Giovanni, su una popolazione di 35.825 abitanti, gli elettori erano 27.285 (14.129 maschi e 13.156 femmine): la tabella visualizza i valori numerici e percentuali.

In forza del DLL 27 luglio 1944, n. 159 fu escluso dal voto attivo e passivo chi «per motivi fascisti o avvalendosi della situazione politica, creata dal fascismo, [avesse] compiuto fatti di particolare gravità che, pur non integrando gli estremi di reato, [fossero] contrari a, norme di rettitudine o di, probità politica». Più precisamente, il DLL 10 marzo 1946 n. 74. stabiliva la sospensione temporanea dei diritti politici per tutti coloro che avevano ricoperto cariche pubbliche o che erano stati iscritti alla «pseudo Repubblica Sociale». L’esclusione ebbe vigore anche per le elezioni dell’Assemblea costituente e per il Referendum istituzionale. Nel Fondo Comitato di Liberazione Nazionale, depositato presso la Fondazione Isec, possediamo l’elenco nominativo di coloro ai quali furono sospesi temporaneamente i diritti politici, ossia il diritto di voto attivo e passivo.

Lo stesso Fondo (Busta 5, Fascicolo 15) conserva le liste dei candidati dei partiti che facevano parte del CLN di Sesto S.G., nonché gli elenchi nominativi degli attivisti degli stessi partiti che assunsero il compito di garantire il servizio d’ordine e la logistica di supporto per gli addetti ai seggi sia come scrutatori che rappresentanti di lista. Su quest’ultimo aspetto torneremo, più avanti, trattando delle elezioni del 2 giugno per l’Assemblea costituente e per il Referendum istituzionale. 

Alle elezioni amministrative del 7 aprile si presentarono i quattro partiti che facevano parte del CLN locale, ossia 

  • Lista 1. Partito Socialista di Unità Proletaria con il simbolo «Falce e martello, libro»

  • Lista 2. Partito Comunista Italiano, col il simbolo «Falce e martello, stella»

  • Lista 3. Democrazia Cristiana, con il simbolo «Scudo crociato, con la scritta Libertas»

  • Lista 4. Partito Repubblicano Italiano, con simbolo una «Foglia d’edera».

Sulla composizione delle liste è interessate notare che tra i 140 candidati (40 in ciascuna delle liste di PSIUP, PCI DC e 20 del PRI), solo 12 sono donne: 5 per il PCI, 3 per lo PSIUP, 3 per la DC e 1 per il PRI; sestesi di nascita sono la maggioranza dei candidati della DC che ne presenta 21 su 40, contro i 13 dello PSIUP, 10 del PC e 1 del PRI.

Al primo voto democratico del 7 aprile 1946 affluì una percentuale altissima di sestesi: l’88,2%, con – dato assai significativo – una prevalenza femminile su quella maschile, rispettivamente il 90,1% e l’86,1%. 

Il Fondo non riporta in dettaglio i risultati elettorali e si limita ad annotare che il primo Consiglio comunale eletto democraticamente fu composto da

  • 16 consiglieri per il PCI

  • 13 per lo PSIUP 

  • 11 per la DC

Abbiamo però sopperito alla lacuna consultando l’Archivio del Comune di Sesto San Giovanni che conserva in tre buste tutta la documentazione relativa all’indizione delle elezioni, alla costituzione dei seggi e delle operazioni di voto e di scrutinio. Questi i risultati:

  • Lista 1. Psiup 7.430 voti

  • Lista 2. PCI 9.309 voti

  • Lista 3. DD 6.311 voti

  • Lista 4. PRI 475 voti

Alcuni dati: il PRI non ottenne un quorum sufficiente per eleggere propri rappresentanti; nel gioco delle preferenze i nomi più votati ( ci limitiamo ai pochi che superarono le 500 preferenze) furono Camagni Rodolfo, il sindaco provvisorio uscente, con 1.801 voti e Ciceri Carlo, operaio della Breda che sappiamo si spese assai nell’attività sindacale clandestina negli anni Trenta, con 644 voti,  per il PCI; Recalcati Enrico, il capolista dei cattolici con 1.590 voti e Falk Enrico con 1.233 voti, per la DC; Barboni Enrico e Cazzaniga Alessandro, rispettivamente 623 e 527 voti, per lo PSIUP.
Interessante anche notare che i votanti utilizzarono lo strumento della cancellazione dei candidati indesiderati: scorrendo i risultati definitivi dello scrutinio si nota che tutti i candidati di tutti i partiti ebbero almeno un paio di cancellazioni; più numerose si contarono nella lista del PCI, molto meno nella DC.

Convocazione delle elezioni.
Fondo CLN, busta 5, fascicolo 15

2 giugno 1946

Del «Referendum sulla forma istituzionale dello Stato» e dell’«elezione dei Deputati all’Assemblea costituente» fu data comunicazione alla cittadinanza sestese dal manifesto firmato dal sindaco Abramo Oldrini, in carica da poche settimane, eletto in seguito alle amministrative del 7 aprile. Il manifesto rende nota la localizzazione dei trenta seggi distribuiti sul territorio di Sesto San Giovanni.

I documenti conservati nel Fondo CNL di Sesto San Giovanni certificano un impegno ampio, serio (ancor più minuzioso rispetto al 7 aprile) nell’organizzazione delle elezioni del 2 giugno. 

Il CLN stesso gestisce la preparazione e l’organizzazione delle elezioni per i partiti che vi aderiscono ed è incaricato ufficialmente di garantire il servizio d’ordine in sinergia con le forze di Pubblica Sicurezza e dei Carabinieri Reali (tale era ancora la definizione dell’Arma).

Un documento ufficiale del 24 maggio 1946 redatto dal CLN della Lombardia ricorda che i partiti aderenti «hanno assunto fin dal marzo un impegno solenne perché le elezioni si svolgano in un'atmosfera di ordine e legalità» e  «impegna tutti i CLN della regione lombarda perché, coi mezzi legali che sono a loro disposizione, invitino all'osservanza della legge elettorale e dello spirito democratico»; dà, infine, indicazione alle squadre del servizio d'ordine di «mettersi a disposizione delle autorità e cooperare con esse per la tutela dell'ordine pubblico e della legalità».

Per dare seguito alle indicazioni del CLN lombardo, il 27 maggio si tiene una riunione organizzativa presso la sede del CLN locale con la presenza delle segreterie dei «partiti di massa», del commissario di Pubblica Sicurezza e del maresciallo dei Carabinieri Reali.

La riunione è finalizzata a organizzare il «servizio d’ordine pubblico» notturno e diurno e il verbale dà indicazioni per la formazione delle pattuglie di sorveglianza, che dovranno essere composte da «un agente di P.S. un carabiniere e da tre rappresentanti dei partiti di massa». I partiti aderenti e firmatari sono, in ordine, PSI (sic! ma PSIUP), PCI, DC, PRI e PLI; ognuno si impegna, inoltre, a presidiare la propria sede e i propri circoli.

Fondo CLN, busta 5, fascicolo 15

Si decide che i servizi di pattugliamento notturni inizino nella notte tra il 27 e il 28 maggio e proseguano per tutta la settimana dedicata alle operazioni di voto, mentre sappiamo da altra fonte che il servizio d’ordine diurno, finalizzato prevalentemente al presidio dei seggi, si terrà dall’apertura dei seggi, il 1° giugno fino alla chiusura delle operazioni di voto e di scrutinio. 

Da una lettera firmata dal presidente del CLN Dario Tagliaferri e dal sindaco Abramo Oldrini, indirizzata ai circoli facenti capo ai «partiti di massa» si ha notizia che ciascun partito è tenuto a mettere in campo 96 uomini per il servizio diurno e notturno, e che i circoli sono impegnati a fornire «viveri di conforto consistenti in un panino imbottito e un po’ di vino». Tale servizio è previsto per i giorni delle operazioni ai seggi, ossia «sabato 1 – domenica 2 – lunedì 3» giugno. Precisi ordini del giorno e lettere di accompagnamento certificheranno gli addetti che si devono presentare ai circoli per prelevare in tali giorni un «equo quantitativo di vino». 

Fondo CLN, busta 5, fascicolo 15

In sintesi, questa è la struttura organizzativa per garantire la sicurezza e il regolare svolgimento delle operazioni di voto: ciascun partito dà 96 uomini che si suddividono in tre squadre da 32 componenti, tali da coprire, in tre turni di otto ore, le 24 ore di ciascun giorno in cui sono attivi i seggi elettorali. Una lettera del CLN indirizzata a ciascuna delle segreterie di PCI, PSIUP, DC, dà le ultime indicazioni organizzative e allega 8 ordini di servizio in duplice copia, 96 deleghe nominative e 32 fasce tricolori, le quali ultime devono essere indossate durante il servizio e passate, al termine dello stesso, agli addetti del turno successivo.

Conosciamo i nomi di gran parte di coloro che prestarono il servizio perché possediamo l’elenco nominativo completo degli uomini della Democrazia Cristiana con nomi, cognomi e stabilimenti presso cui lavorano, gli elenchi degli uomini del PCI divisi per stabilimento (Falk, Breda e Marelli) e un elenco parziale degli uomini dello PSIUP. Non sappiamo se anche il PRI sia stato in grado di assicurare lo stesso impegno, perché non compare il relativo elenco, ma nel fascicolo dedicato alle elezioni del 7 aprile vi è un foglio con i nomi forniti dal partito per il relativo servizio d’ordine: è quindi ragionevole pensare che l’impegno non sia venuto meno nella più importante consultazione del 2 giugno.  Per ciascun addetto al servizio d’ordine è indicato lo stabilimento presso il quale è impiegato perché che la giornata lavorativa del 3 giugno dovrà essere regolarmente retribuita, previa giustificazione con lettera del CLN.

Fondo CLN, busta 5, fascicolo 15

Sembra proprio che CLN e Amministrazione abbiano posto un puntuale, massiccio e minuzioso impegno per garantire l’assoluta regolarità e sicurezza delle operazioni di voto. Una tabella di lavoro tiene nota dell’ubicazione dei seggi elettorali, degli ingressi da sorvegliare e stabilisce il numero di «uomini in servizio per partito» nei diversi turni, in funzione della complessità e grandezza della struttura scolastica sede dei seggi elettorali. Da questo foglio, in apparenza di secondaria importanza, veniamo a conoscenza di un dato di particolare interesse: i luoghi presso i quali le elettrici e gli elettori di Sesto vissero per la prima volta a livello nazionale l’esercizio della democrazia: le scuole elementari, professionali e l’unica media civica allora presente sul territorio, quella in via Podgora.

Fondo CLN, busta 5, fascicolo 15

Un altro documento, anch’esso in apparenza di secondaria importanza, ci fornisce di un dato assai interessante e ci suggerisce una divertita considerazione. Si tratta delle «Norme per il servizio di distribuzione dei viveri di conforto agli uomini in servizio o di ordine pubblico per le elezioni politiche» che prevede la relativa fornitura in quattro momenti del giorno e della notte: alle ore 4, 10, 17 e 23. Notando che i viveri di conforto sono offerti anche alla P.S. e ai Carabinieri che fanno parte delle squadre del servizio d’ordine, il dato interessante è l’elenco dei circoli attivi sul territorio: il Circolo cattolico San Clemente di via Volta, il circolo del PCI al Rondò, il Famigliare Cairoli nella via omonima, il Famigliare Sole in via Como, il Libertà e Progresso, il circolo Fiorani dello Psiup e il Famigliare «Albero» in via Cattaneo. Non sono tutti (manca per esempio il circolo socialista Avvenire che distrutto e chiuso dai fascisti nel 1922, rinasce nell’immediato dopoguerra e trova sede in via Cesare da Sesto 1), ma l’elenco certifica l’immediata ripresa delle attività associative che erano state annullate o ridotte alla clandestinità dalla dittatura fascista.

La divertita considerazione deriva dalla constatazione che mentre è sufficiente un solo circolo – il San Clemente – per confezionare i panini imbottiti necessari, sono necessarie sei ditte (si tratta probabilmente di osterie o locande) e i sette circoli (compreso il San Clemente) sopra elencati per garantire l’«equo quantitativo di vino». Non si dà cenno di altre bevande alternative.

I risultati delle elezioni

Comunque, le operazioni di voto si svolsero nella più assoluta regolarità e l’esito definì i rapporti e i pesi politici che caratterizzarono la vita della “Città delle fabbriche” per tutto il secondo dopoguerra, almeno fino alla dismissione dei grandi stabilimenti.

Una tabella redatta dallo stesso CNL alla fine dello scrutino espone i risultati, seggio per seggio, delle dieci liste candidate per l’Assemblea Costituente e del Referendum istituzionale.

Liste: PCI, CDR, DC,PRI, PC internazionalista, Uomo Qualunque, Blocco Naz., Libertà, Un. Dem. Nazionale, PSIUP, Schieramento Naz.

Fondo CLN, busta 5, fascicolo 15

I conteggi definitivi, pubblicati sui documenti ufficiali, si discostano di poche unità rispetto ai dati provvisori raccolti nel documento conservato nel Fondo CLN, ma il risultato collima: il PCI si conferma come il primo partito con 9.160 voti pari al 38%, seguito dal Partito Socialista con 7.176 voti (29%) e dalla Democrazia Cristiana con 6.264 voti (26%) [le percentuali sono arrotondate all’unità per eccesso o per difetto]. Pressoché inconsistenti tutti gli altri partiti che totalizzano valori attorno al 2% (Pri e Uomo Qualunque) e un 1% o meno tutti gli altri. 

Decisamente disallineata rispetto alla media nazionale fu l’opzione a favore della Repubblica nel Referendum istituzionale: laddove a livello nazionale la scelta repubblicana ottenne il 54%, a Sesto San Giovanni i voti superarono l’85% per la Repubblica (20.768 voti) contro poco meno del 15% per la Monarchia (3.603 voti).

Rispetto alle elezioni amministrative si registra un’affluenza maggiore ma non significativa: al computo dei voti validi risultano 719 unità in più. I quattro partiti che si erano presentati alle amministrative confermano i propri numeri con qualche leggera differenza negativa per i tre partiti maggiori (poche decine di voti in meno per ciascuno, che vanno a liste concorrenti di orientamento ideologico affine) mentre il Partito Repubblicano guadagna una manciata di voti. I sei partiti che non erano presenti alle elezioni amministrative ottengono in tutto 1192 voti, di cui 719 nuovi e 473 risultanti dal saldo negativo dei quattro partiti suddetti.

Propaganda elettorale del PCI

Il Fondo contiene anche un Fascicolo che raccoglie alcuni manifestini e volantini stampati per la propaganda elettorale dal PCI. Non sono molti e si occupano di un limitato arco di temi e argomenti. 

Suscitano interesse quattro di essi (riportiamo qui il primo) dedicati alla questione del confine orientale e di Trieste, nei quali si denunciano le responsabilità dei Fascismo e della Monarchia nell’aver creato la questione stessa, si dichiara a chiare lettere l’italianità di Trieste il cui conseguimento può aversi solo con la vittoria dell’opzione repubblicana.

Fondo CLN, busta 5, fascicolo 15

Altrettanto e assai interessante un volantino doppio, un piccolo pamphlet dal titolo Un nuovo partito o una vecchia banda? contro il nuovo partito «sedicente comunista», ossia quello Comunista Internazionalista che si presenta nella circoscrizione Milano-Pavia. Il contenuto è dedicato a «smascherare» e denunciare i «rinnegati troschisti » (sic!), colpevoli di aver fatto «il gioco delle bande di Hitler e di Mussolini» durante la guerra (avrebbero auspicato la distruzione dell’Unione Sovietica e di aver disertato la guerra di liberazione) nonché di aver complottato contro le armate repubblicane nella guerra civile in Spagna, «aprendo la porta al franchismo».

Altri volantini sono dedicati a sostenere e spiegare la scelta repubblicana, a chiarire la posizione del PCI a favore della riforma agraria e in difesa della piccola proprietà contadina, a divulgare l’opzione comunista da parte di alcuni esponenti del cattolicesimo italiano e a enunciare il programma del partito a sostegno del ruolo delle donne nella società italiana.

Infine, fa spicco la lettera di Palmiro Togliatti (stampata e pubblicata) con la quale il segretario comunista esprime «il vivo riconoscimento per il lavoro compiuto [… dalle sezioni del partito] nella più grande battaglia sino ad oggi combattuta dal PCI sul terreno della legalità democratica».

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