Una fase della ricostruzione della sezione V Aeronautica Breda, 1945

Fra cogestione e conflitto: l’attività degli organismi di fabbrica alla Breda dal 1945 al 1947

A cura di Alberto De Cristofaro[1]

Alle soglie della seconda guerra mondiale la Società italiana Ernesto Breda per costruzioni meccaniche, grazie alle commesse belliche, aveva assunto dimensioni di un vero e proprio colosso industriale potenziando in particolare la produzione di macchine per impianti industriali e di armi portatili.

Il “gigante” Breda si presentava però, nel 1945, tutt’altro che un complesso produttivo omogeneo. Ogni sezione dell’azienda poteva essere considerata un cosmo a sé stante.

Già dagli anni del fascismo […], nonostante il forte incremento produttivo, la situazione economica della Breda non si poteva considerare stabile. Infatti l’orientamento dell’azienda verso una capacità di risposta complessiva alle domande provenienti dalla pubblica amministrazione aveva spinto la società ad una colossale concentrazione orizzontale, sicuramente ricca di contingenti opportunità in termini di fatturato e profitti, ma nel contempo esposta in troppi campi (basti pensare alla cantieristica, all’aeronautica, alle macchine agricole, ai trattori) alla concorrenza delle aziende specializzate unicamente in questi particolari rami.

All’indomani della Liberazione, nell’azienda divennero urgenti i problemi legati alla riconversione postbellica sia per l’inevitabile calo della domanda di prodotti legati all’industria di guerra, sia a causa dell’invecchiamento degli impianti e delle difficoltà di approvvigionamento di materie prime.

Inoltre la Breda, per essere messa in condizione di riprendere il normale ciclo produttivo, necessitava di una “direzione” stabile.

Dopo il 25 aprile il Cln aziendale […] assunse i poteri di governo provvisorio della fabbrica in attesa di ricostituire una direzione aziendale eletta con l’approvazione di tutti i rappresentanti dei partiti e dei lavoratori.

Composizione del Cln aziendale Breda, 15 mag. 1945

Il primo atto politico del Cln aziendale consistette appunto nel provvedere alla sostituzione dei componenti della Direzione aziendale maggiormente invisi alle maestranze.

Il Cln provvide […] alla nomina di un commissario provvisorio, una figura destinata a sostituire la Direzione aziendale nella riorganizzazione amministrativa e produttiva dell’azienda.

Oltre che per le difficoltà seguite alla crisi di riconversione postbellica, la situazione economica della Breda si presentava particolarmente complessa anche a causa dell’esuberanza di manodopera, utilizzata a pieno ritmo negli anni del conflitto, ma nel 1945 addetta a lavorazioni ad orario ridotto o addirittura impiegata in reparti “a rischio di paralisi”, per la mancanza di rifornimenti di materie prime.

Al fine di ricostruire alcuni reparti danneggiati, in particolare quelli dell’unica sezione bombardata, la 5ª, e di impiegare gli operai addetti a sezioni temporaneamente ferme, vennero costituite le Brigate per la ricostruzione, sempre per impulso del Cln aziendale.

Brigata di operai al lavoro per la ricostruzione della V sezione

L’organismo ciellenistico in Breda svolse quindi, nei mesi successivi alla Liberazione, un importante ruolo di “governo della transizione”, legittimato oltre che dall’assenza del padronato in azienda, dalla coscienza di essere l’espressione politica di quei lavoratori che, nel corso dell’occupazione nazista, avevano fatto della fabbrica un centro attivo dell’organizzazione resistenziale.[2]

Nel corso del 1945, il ruolo della proprietà rimase in secondo piano mentre la gestione dell’emergenza venne affidata quasi completamente all’organismo politico aziendale e al commissario straordinario. Ma in una società stretta fra la mancanza di fondi per pagare le maestranze e le difficoltà di avviamento nella fase di riconversione, risultò presto inevitabile un riavvicinamento al “capitale”. Infatti, nel maggio di quell’anno, il Cln aziendale prese contatto con [Carlo, ndr] Frua De Angeli. Le due parti si consultarono sul futuro assetto organizzativo della Società e proprio sul tema del “governo” dell’impresa si aprì un’intensa fase di contrattazione. Il progetto caldeggiato dai rappresentanti dei partiti di sinistra all’interno del Cln era quello riguardante la costituzione di un consiglio di gestione con precisi poteri decisionali.

In realtà nel 1945 alla Breda, invece di un vero e proprio CdG, venne nominato un Comitato direttivo con funzioni esclusivamente consultive, composto da quattro delegati della Direzione e da quattro componenti del Cln aziendale. In ogni caso, nonostante questo organismo si presentasse come uno strumento ben più ristretto di un eventuale CdG (sede di incontro paritetico di rappresentanti di tutte le componenti), da un intervento di Ettore Gobbi, membro del Cln, al congresso della sezione Gramsci del Pci della Breda, traspariva un certo orgoglio per questo primo risultato concreto ottenuto in fase di sperimentazione di un nuovo governo aziendale:

Noi della Breda non abbiamo un Comitato di gestione ma possiamo dire di avere qualcosa di più (…). Sono stati presi accordi con il Frua il quale ci ha dimostrato che la parte in soldi che a lui spetta come direttore è solo il 25%. Egli è disposto a sostituire 4 persone con 4 del Cln e questo, con lui che rappresenta il capitale, sarebbe il Comitato direttivo…[3]

Atti del 5° congresso della sezione Breda del Pci, 1945

Va detto però che, fin dalle prime settimane di attività del nuovo organismo, si andava profilando un contrasto sull’effettiva capacità decisionale del Comitato, e nuovamente, per comprendere quanto accadeva, può essere d’aiuto la testimonianza di Gobbi. Secondo l’esponente del Partito comunista i dirigenti:

…non vorrebbero che il Comitato direttivo s’interessasse del funzionamento sociale dell’Azienda ma s’interessasse solo del lavoro delle Commissione interne, perciò per ottenere quel po’ che possiamo siamo obbligati a dare continuamente colpi di spillo…[4]

Per contrastare la tendenza della Direzione a minimizzare l’importanza del Comitato, i delegati dei lavoratori facevano quindi pressione perché venissero affrontate questioni centrali per le sorti dell’azienda come l’organizzazione del lavoro, la distribuzione delle materie prime, il rinnovo degli impianti.

La situazione finanziaria dell’azienda continuò ad essere molto difficile anche nel corso del 1946, nonostante si potessero ritenere superate le emergenze dell’anno precedente. Il bilancio del 1945 era stato chiuso con una perdita di 196 milioni, secondo i calcoli del Consiglio di amministrazione spesi in maggioranza per riparare i danni di guerra e per il pagamento delle maestranze.

Stretto fra la volontà collaborativa dei partiti interni al Cln aziendale e le esigenze produttivo-amministrative, il Comitato si rivelò alla fine un organismo della transizione, il prodotto del periodo in cui il patto politico fra tecnici e operai costituì il “manifesto” dei nuovi rapporti fra le componenti. A scandire il passaggio da questa prima fase del dopoguerra a quella successiva contribuì il ritorno in fabbrica del padronato che, riacquistando le proprie posizioni di potere, pose nuove condizioni per il governo dell’azienda.

In una grande impresa come la Breda, fortemente condizionata dalla necessità di introdurre innovazioni produttive per avviare la riconversione, fra i lavoratori, soprattutto fra quelli maggiormente politicizzati, era estremamente radicata la convinzione che fosse possibile studiare nuovi metodi organizzativi, grazie all’apporto delle conoscenze acquisite dalle varie componenti. Da questa fiducia nelle competenze interne all’azienda nacque l’esigenza di affiancare, fin dal 1945, nuovi organismi con finalità squisitamente tecniche, alla struttura partitica del Cln aziendale.

Vennero pertanto costituite delle Commissioni per la ricostruzione o Commissioni tecniche di sezione, coordinate da una Commissione centrale, comune a tutti i livelli dell’impresa.

Ma l’attività di questi nuovi organismi, secondo quanto riportato nei verbali delle riunioni, era senza dubbio condizionata dal continuo riproporsi di problemi per i quali occorrevano provvedimenti di attuabilità immediata. Non a caso, con l’arrivo dell’inverno, fu la mancanza di fonti d’energia ad assillare la Commissione: i reparti erano poco riscaldati e gli operai lottavano contro il freddo utilizzando resistenze, bracieri e stufe di fortuna, consumando l’energia elettrica a disposizione e il poco carbone rimasto.

Lo scontro fra rappresentanti dei lavoratori e dirigenti appariva inevitabile di fronte a un tale accumulo di problemi e, nelle sedi decentrate della “cogestione”, il progetto di democrazia aziendale vacillava.

Fin dai primi mesi del 1946 le rappresentanze dei lavoratori si trovarono impegnate nella definizione di un programma per lo sviluppo dell’azienda che fosse in grado di affrontare il nodo delle possibilità concrete di ripresa produttiva.

La gestione commissariale apparve presto del tutto inadeguata a condurre l’azienda fuori dalla crisi postbellica. Questa, infatti, avendo poteri amministrativi solo limitati, non poteva garantire alla società crediti bancari sufficienti a sostenere i bisogni più immediati. Furono quindi gli stessi membri del Cln aziendale a riprendere i contatti con gli azionisti per contrattare il rientro del capitale in azienda e il nuovo assetto della Direzione.[5]

Il ritorno della proprietà alla guida della Breda venne abilmente “congegnato” da Frua De Angeli il quale, in una fase ancora estremamente condizionata dagli assetti politici del periodo ciellenistico, propose alla Presidenza dell’azienda un personaggio a lui molto vicino ma, nello stesso tempo, ben visto anche dai componenti del Cln aziendale e, fatto ancora più rilevante, dai dirigenti del Partito comunista.

L’ingegner Francesco Mauro, esperto in teorie della direzione aziendale, molto conosciuto negli ambienti industriali milanesi, sia per le sue competenze in campo tecnico, sia per la sua fama di dirigente ad un tempo paternalista e liberale, rappresentava senza dubbio una figura singolare nel panorama industriale italiano.

Il nuovo presidente, eletto nell’aprile del 1946, si trovò di fronte ad una situazione realmente complessa. […] Mauro diede quindi l’avvio ad un lavoro di riorganizzazione anche finanziaria dell’azienda intervenendo su due fronti: da una parte avanzando allo Stato una richiesta di intervento straordinario a favore della Breda, dall’altra facendo pressione sulla proprietà per ottenere un aumento del capitale azionario da 250 a 1.500 milioni.

Ma se sul fronte esterno il neopresidente si impegnò soprattutto per il reperimento di fondi destinati al risanamento finanziario dell’azienda, il suo obiettivo fu anche quello di riformare la Breda “dall’interno”.

Nel corso del 1946, infatti, grazie al “nuovo corso” democratico inaugurato con la gestione Mauro […] gli organismi di fabbrica consolidarono la loro presenza. E senza dubbio il Consiglio di gestione rappresentò lo strumento centrale di governo dell’azienda.

Componenti del CdG della Breda, [1946]

Articolata in diversi Consigli di gestione di sezione e in un Consiglio di gestione centrale, la struttura dei consigli aveva un potere di controllo abbastanza elevato sulle diverse fasi del ciclo produttivo e, pur non avendo ufficialmente funzioni deliberative, costituiva il nucleo di quel sistema di relazioni che, secondo l’idea di Mauro, dovevano avere la massima libertà di espressione all’interno dell’impresa.

Nel corso delle riunioni del 1946, per rendere partecipi tutti i dipendenti Breda della nuova linea di direzione aziendale, in perfetta sintonia con le idee paternalistico-democratiche di Mauro, i Consigli di gestione iniziarono a studiare sulla proposta di pubblicazione di un “notiziario interno”.

Il primo numero di “Breda. Periodico dei lavoratori della Società italiana Ernesto Breda” uscì nel dicembre di quell’anno. La rivista era curata al punto di risultare un esempio di grafica d’avanguardia, con un formato piccolo molto pratico.

Copertine dei primi due numeri del periodico aziendale “Breda”, 1946-1947

Ma nel periodo di Francesco Mauro alla Breda non dominava certo solo lo spirito collaborativo perfettamente in sintonia con i progetti del presidente. Se pure gli organismi di fabbrica, in particolare i Consigli di gestione, su alcune questioni costituivano un valido sostegno alla realizzazione dei progetti del Consiglio di amministrazione, non persero mai la loro vocazione conflittuale e continuarono ad essere in prima istanza sedi di contrattazione di una classe operaia fortemente orgogliosa e cosciente della propria professionalità.

Note

  1. Quel che qui si presenta è il sunto curato da Alberto De Cristofaro di un contributo che la compianta Lorenza Cingoli scrisse nel 1994 con il titolo sopra riportato, apparso sull’Annale 3 dell’Istituto milanese per la storia della resistenza e del movimento operaio, oggi Fondazione ISEC. Il saggio, che mantiene intatto il suo interesse storiografico pur a distanza di più di trent’anni, utilizza fondi archivistici in gran parte conservati presso il nostro istituto, dall’archivio storico della Breda all’archivio del Partito comunista italiano federazione milanese. Gli organismi operai, eredi diretti dei Comitati di Liberazione nazionale aziendali, ebbero un ruolo importante nella gestione del passaggio dall’economia di guerra alla fase della ricostruzione post bellica. Pur minoritario, il loro numero fu tale da configurare l’esistenza di un vero e proprio movimento sociale e politico. Si calcola che furono 250 i Consigli di Gestione a Milano, 40 nella sola Sesto San Giovanni. Fondazione Isec possiede documentazione relativa all’esperienza dei Consigli di Gestione di diverse aziende di Milano e provincia (Magneti Marelli, Innocenti, Alfa Romeo…) quella relativa alla Breda è la più significativa e esauriente sotto il profilo archivistico.  

  2. Sull’attività clandestina dei lavoratori della Breda durante la Resistenza si veda Luigi Ganapini, Perché non decollò quel quadrimotore. Ideologia del lavoro e coscienza di classe, in Gianfranco Petrillo, Adolfo Scalpelli (a cura di), Milano anni Cinquanta, Milano, Angeli, 1986; L. Ganapini, Una città, la guerra, Milano, Angeli, 1988; il libro autobiografico di Eugenio Mascetti, La pelle dell’orso, Milano, Greco & Greco, 1990; Giuseppe Vignati (a cura di), I ribelli al governo della città. Sesto San Giovanni 1944-1946, Milano, Angeli, 1988; Istituto milanese per la storia della Resistenza e del movimento operaio (a cura di), Città e fabbrica nella Resistenza. Sesto San Giovanni 1943-1945, documenti, Sesto San Giovanni, Centro stampa comunale, 1975.

  3. Intervento di E. Gobbi al 5° congresso della sezione Breda del Pci (22-23-29 settembre 1945), in Fondo Pci di Sesto San Giovanni sezione di fabbrica Breda “A. Gramsci”, b. 1, fasc. 1. 

  4. Ibidem.

  5. Vedi documento “Breda – aprile 1949”, in Fondo Breda-Acocella Michele, b. 1, fasc. 2.

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