La scuola media, rivista mensile, Fabbri, ottobre 1973, Fondo “R. Franceschi", archivio Fondazione ISEC

Sapere critico, democrazia, inclusione.
Scuole sperimentali a Milano negli anni ‘70

Di Dino Barra

La scuola media unica obbligatoria nel 1963, la denuncia della selezione scolastica e della sua natura classista con la Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani nel 1967, l’esperienza delle scuole popolari (da Danilo Dolci a Partinico al Centro Lombardini di Cinisello Balsamo) e degli asili autogestiti (Elvio Fachinelli in Porta Ticinese a Milano); l’esplosione della contestazione studentesca nel 1968 e poi di quella operaia l’anno successivo…

Sono questi alcuni degli elementi che fanno da sfondo alla diffusione delle scuole sperimentali a Milano nel corso degli anni ’70.

Le scuole sperimentali furono i luoghi dove i docenti istituzionalizzarono attraverso un riconoscimento ministeriale la ricerca e realizzazione di innovazioni sul piano delle metodologie didattiche procedendo anche, in molti casi, a modificare gli ordinamenti, le strutture, l’organizzazione degli insegnamenti. Ciò venne consentito da svariati atti normativi tra cui, importanti, la legge 820/1971 che istituiva il tempo pieno e il DPR 419/1974 che regolava la sperimentazione scolastica.

Si trattò di una stagione di grande impegno civile e professionale per la scuola milanese (e italiana) ricostruita qualche anno fa in un libro curato da C. Cocilovo e P. Bortolini, Fra sogno e realtà. La sperimentazione delle scuole dell’obbligo a Milano negli anni ’70, Milanosifastoria, 2017, conservato presso la biblioteca di Fondazione ISEC.

Nel corso di quella stagione, il movimento delle scuole sperimentali richiamò l’attenzione su temi cruciali del sistema educativo nazionale: la lotta alla selezione scolastica e la messa a punto di pratiche didattiche più inclusive e rispettose delle “intelligenze multiple” degli allievi; la contestazione del libro di testo e delle metodologie trasmissive e  mnemoniche connesse al suo uso sostituite dalla metodologia della ricerca e dall’adozione di una pluralità di fonti (dalla biblioteca di classe al territorio); la revisione delle modalità di valutazione nella direzione di un superamento degli aspetti sanzionatori e competitivi in essa fino ad allora contenuti; la contestazione dell’autoritarismo nella relazione educativa e l’adozione di modelli di apprendimento cooperativi con la ridefinizione del ruolo del docente; l’introduzione di nuovi contenuti di studio tra cui, fondamentale, l’antifascismo; l’apertura della scuola al contesto sociale circostante con il coinvolgimento dei genitori, dei cittadini, di soggetti collettivi operanti sul territorio; l’integrazione degli studenti portatori di handicap.

La sperimentazione didattica si intrecciò con la realizzazione del tempo pieno scolastico, autorizzato dalla già citata legge 820 del 1971. Si trattò di una conquista notevolissima, una risposta alta al tema dell’inclusione sociale posto dall’esplosione delle periferie urbane seguita ai processi migratori interni degli anni ’60, sollecitata dalla riflessione di pedagogisti e docenti del calibro di Bruno Ciari, Mario Lodi, Fiorenzo Alfieri.

Molti dei temi e delle pratiche scaturite da questa stagione si sono poi sedimentate nella scuola milanese e italiana nel corso dei decenni successivi e questo fa del movimento delle scuole sperimentali a Milano (e non solo) uno snodo importante della storia delle istituzioni scolastiche.

Un documento sindacale conservato nel Fondo scuola media statale “R. Franceschi" dell’archivio di Fondazione ISEC dà numeri e nomi a questo movimento: al 1977 sono riconosciute come sperimentali a tempo pieno a Milano e provincia 46 scuole medie tra cui Rinascita, via Cagliero (Franceschi), Piatti, via Catone, Casati, Marelli, la Curie di Cinisello, la 2° scuola media di Novate, Sovico. Alcune scuole con importanti sperimentazioni di tempo pieno sfuggono alla rilevazione: è il caso della Casa del Sole, la scuola all’aperto del parco Trotter, ancora vincolata al regime di “scuola speciale per bambini gracili”.

Elenco scuole sperimentali a Milano, settembre 1977, conservato in Fondo scuola media statale “R. Franceschi", archivio Fondazione ISEC

In tutt’Italia le scuole a tempo pieno sono più di 400, il 5,4% sul totale delle scuole italiane ma con percentuali molto significative nei contesti urbani di regioni come Lazio, Toscana, Emilia, Lombardia, Piemonte.

La scuola media “R. Franceschi” di via Cagliero a Milano è tra le più attive nella messa a punto di modelli di innovazione organizzativa e didattica legate al tempo pieno e nella difesa di queste esperienze dai tentativi ministeriali di ridimensionamento della sperimentazione.

Il documento che segue riporta l’elenco dei laboratori (venivano chiamati atelier) proposti agli studenti nella sperimentazione del 1973, finalizzati al potenziamento dei linguaggi non verbali e per la valorizzazione delle diversificate “intelligenze” degli allievi.

È del 1974, invece, il verbale di un’assemblea dell’Associazione scuola-quartiere composta da genitori, insegnanti e alunni e aperta al rapporto con i soggetti sociali e politici del territorio.

L’obiettivo è la democratizzazione della scuola, con il coinvolgimento negli organismi di governo (dal Consiglio di Istituto al Collegio ai Consigli di classe) di tutte le componenti, scolastiche e territoriali per l’individuazione dei bisogni educativi dei ragazzi e la messa a punto delle conseguenti strategie didattiche.

Il forte impegno politico – valoriale che sostiene il movimento delle scuole sperimentali è restituito dal documento sottostante che comunica la decisione dei docenti di tenere aperta la scuola l’11 febbraio, festa celebrativa dei Patti Lateranensi del 1929.

Non solo la scuola media di via Cagliero. Il Fondo Maria Luisa Tornesello – Primo Moroni, conservato nell’archivio di Fondazione Isec raccoglie documentazione di altre esperienze di tempo pieno a Milano -tra cui quella della scuola Media “Marelli” nel quartiere Bovisa - in parte riportate nel libro “Il sogno di una scuola” di M. L. Tornesello (Pistoia, Petit plaisance, 2006).

 

In questo libro si insiste su un fenomeno culturale degno di nota, strettamente intrecciato al movimento delle scuole sperimentali e del tempo pieno: la nascita a Milano (e non solo) di case editrici, librerie, riviste, pubblicazioni che danno voce al fiorire di esperienze di pedagogia “alternativa” interne e esterne all’istituzione scolastica. Segnaliamo, tra le tante, la nascita della libreria Calusca di Primo Moroni (1971), della Libreria dei Ragazzi di Roberto Denti (1972), della collana Il Punto Emme (1971) della casa editrice EMME di Rosellina Archinto.

Inoltre, la pubblicazione nel 1975, con la casa ed. La Ruota di Genova, dell’enciclopedia per ragazzi Io e gli altri, a cui collaborano importanti esponenti della cultura pedagogica laico progressista, corredata con le illustrazioni, tra gli altri, di Emanuele Luzzati e Flavio Costantini.

Per la piena attuazione della legge istitutiva del tempo pieno fu fondamentale il ruolo degli Enti Locali. È del marzo 1972 la prima delibera del Comune di Milano di sostegno alle scuole elementari a tempo pieno, conservata nel Fondo Emanuele Tortoreto dell’archivio di Fondazione ISEC. La delibera prevede l’affiancamento alle scuole di personale comunale per le attività parascolastiche e i laboratori; il potenziamento delle attività integrative; il supporto per la progettazione del tempo pieno in scuole di nuova istituzione e in quartieri con peculiari esigenze socio educative.

Nello stesso fondo si conserva un documento programmatico del Comune di Milano dell’aprile 1972: “Scuola elementare a tempo pieno. Schema di un progetto sperimentale a livello urbano.”

La pubblicazione recepisce le novità della didattica connesse al tempo pieno e individua compiti e ambiti di intervento dell’ente locale a sostegno della sperimentazione di questo schema orario.

Nel Fondo E. Tortoreto sono anche conservati due progetti di sperimentazione del tempo pieno a Milano: quello della scuola elementare “F. Crispi” di via Sant’Erlembardo e quello delle scuole “F. Filzi” e “A. Sciesa” facenti capo a via Ravenna, ambedue relativi all’a.s. 1972/73.

Il documento sotto a destra spiega le esigenze socio familiari e psicologico educative cui il tempo pieno proposto da via Sant’Erlembardo vuole corrispondere e illustra alcune caratteristiche del progetto.

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