Archivi in cammino. Un esperimento in carcere

Il 17 e 18 dicembre scorsi, Fondazione ISEC ha spostato le proprie attività didattiche all’interno del carcere delle Vallette a Torino, un’esperienza bella e importante, resa possibile dalla collaborazione con la professoressa Valentina Castelli, docente di Italiano e Storia della Casa Circondariale.
L’idea che ha dato forma a quest’esperimento è che un archivio, per ricco e importante che sia, non ha il diritto di star fermo ma ha il dovere di andare dovunque, specie dove serve di più.
E, forse non ci si pensa spesso, in un luogo di detenzione serve molto.
Gli sforzi per rendere questo carcere un luogo vivibile non mancano: ci sono biblioteche, palestre, i colloqui si possono svolgere anche all’aperto. Tuttavia non ci si può sbagliare: si è in luogo di restrizione della libertà personale, i docenti si mescolano ad agenti e volontari, portano in spalla borse e zaini trasparenti; nessuna porta può essere mai lasciata aperta.
D’accordo con la prof Valentina abbiamo parlato delle migrazioni degli Italiani con la proposta di una galleria di immagini. Per una volta le periodizzazioni e i rigori della ricerca storica sono state accantonati, e ci siamo invece sforzati di raccontare una storia universale. Abbiamo perciò parlato dei motivi, a volte lieti a volte no, che spingono a partire; della fatica di arrivare in realtà sconosciute, non di rado ostili; della nostalgia, dei ritorni a casa, non sempre facili.
Si è parlato anche di ricette, di ingredienti, di profumi, di ricordi d’infanzia. Abbiamo ragionato, e posso dire di aver incontrato poche volte nella mia carriera sguardi così partecipi, su come la migrazione, pur nell’abisso di incertezza e paura che l’accompagna, sia il dischiudersi di una possibilità, di un futuro diverso e migliore, di una speranza.
Dopo, tornare a casa è stato difficilissimo; difficilissimo tornare a ignorare la portata di gesti come scendere in strada, prendere un mezzo, leggere un libro in solitudine e in silenzio. Impossibile tornare a immergersi nella fitta rete di relazioni, tutte in un modo o nell’altro frutto delle mie scelte, senza pensare che per queste persone io esisto, che i loro occhi non mi saltano e forse, occasionalmente, vedono fino in fondo ciò che io sono, cioè un universo sconfinato, con i suoi gelidi, bui spazi interstellari, ma anche con le sue stelle, i suoi pianeti, i suoi satelliti, la sua lunga, complicata storia.
Perciò ecco qual è stato il senso del portare un pezzo di archivio alle Vallette: dialogare con un’umanità a tratti abbandonata, quella di chi vive in carcere, anche quella di chi poi esce e torna a casa.

La parola alla professoressa Valentina Castelli

L’incontro promosso dalla Fondazione ISEC all’interno della classe di scuola secondaria di primo grado del penitenziario Lorusso e Cutugno di Torino, facente capo al CPIA 1 P. Freire di Torino, ha rappresentato un momento di alto valore culturale ed educativo.

La responsabile didattica della fondazione, ospite dell’incontro, organizzato in collaborazione con il CPIA 1, ha accompagnato gli studenti in un percorso di approfondimento sulle migrazioni delle Italiane e degli Italiani verso le Americhe tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, offrendo una lettura storica rigorosa e al tempo stesso capace di dialogare con il presente.

Nel corso dell’intervento sono state affrontate le cause della migrazione, le aspettative dei migranti e le dure condizioni di vita e di lavoro che molti di loro si trovarono ad affrontare una volta arrivati negli Stati Uniti. Particolarmente significativo è stato l’utilizzo delle fotografie di Ernesto Treccani: immagini di grande qualità e forza espressiva, che hanno restituito con immediatezza la fatica, la precarietà e la dignità delle vite dei migranti italiani.

Gli studenti del CPIA 1 P. Freire hanno seguito con attenzione e partecipazione, mostrando un forte coinvolgimento emotivo e intellettuale. Le storie raccontate e le immagini proposte hanno trovato un’eco profonda nelle loro esperienze personali: molti di loro hanno infatti vissuto direttamente o indirettamente percorsi migratori, rendendo il dialogo tra storia e biografia particolarmente intenso.

Al termine dell’incontro, alcuni studenti hanno condiviso riflessioni che testimoniano l’impatto dell’intervento:

  • J B.: “Mi ha colpito scoprire che anche gli Italiani erano considerati stranieri e trattati male. È una storia che assomiglia molto alla mia”.
  • D.: “Le fotografie sono state la parte più forte: guardandole ho pensato alla mia famiglia e ai sacrifici di chi è partito”.
  • C.: “È stato importante sentire un racconto storico che non giudica, ma aiuta a capire”.
  • G.: “Non pensavo che la storia potesse parlare così direttamente della mia vita”.
  • G., José, L., M., e F.: “Ci è piaciuto perché l’incontro ha raccontato di fatti veri”.

L’incontro ha mostrato come il patrimonio archivistico e il lavoro di ricerca storica della Fondazione ISEC, in sinergia con l’azione educativa del CPIA 1 P. Freire, possano diventare strumenti preziosi di inclusione, riflessione e consapevolezza critica, anche in contesti complessi come quello carcerario. Un’esperienza che conferma il valore pubblico della storia e la sua capacità di costruire ponti tra passato e presente, tra memoria collettiva e vissuti individuali.